Percorsi accessibili in montagna

Sentieri accessibili per ogni età e ogni abilità: Lecco si confronta con l’esperienza di Sondrio

E’ un po’ di tempo che non condividiamo con voi informazioni sull’accessibilità, ecco qui una bella collaborazione tra Sondrio e Lecco.

Un dialogo tra Lecco e Sondrio per immaginare, progettare, generare percorsi accessibili in montagna. Protagonisti del confronto sono gli operatori del terzo settore e della montagna lecchese da un lato, la rete dappertutto di Sondrio dall’altro: è il primo appuntamento del Progetto SOS – Sistema Operazione Sociale, finanziato da Regione Lombardia e Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali attraverso il Bando Volontariato 2020.

L’incontro, promosso da dappertutto OdV di Sondrio in collaborazione con la rete di progetto lecchese (cooperativa sociale La Vecchia Quercia, associazione La Goccia, AFIN, associazione Le Radici), l’impresa sociale Girasole e il Comune di Lecco, sarà l’occasione per conoscere l’esperienza pluriennale di Sondrio sul tema dell’accessibilità in montagna.
Le azioni di progetto nel territorio lecchese prevedono escursioni in montagna con bambini e ragazzi ciechi e ipovedenti e adulti con disabilità intellettiva e motoria, la realizzazione di audioguide e mappe tattili relative alla flora e alla fauna del territorio ed eventi di sensibilizzazione culturale.
Il progetto intende dialogare con le azioni presenti in provincia di Lecco legate al tema dell’accessibilità in montagna e coordinate dal comune di Lecco.

Percorsi accessibili

Fonte : https://www.csvlombardia.it/sondrio/so-per-approfondire/post/sentieri-accessibili-per-ogni-eta-e-ogni-abilita-lecco-si-confronta-con-lesperienza-di-sondrio/?fbclid=IwAR1bkM0rZ987r79Qrytk2Ld78UCQqt-attD6fiEycelb_GEC_MQEfXmjSII

Volontari@mente

Oggi vi proponiamo un intervista a Giovanna Gusmeroli  rappresentante di  un gruppo di volontari che operano in ambito socio-culturale nel comune di Gordona.

Buongiorno, complimenti per il vostro blog, bello da leggere e da guardare. Vi ringrazio per avermi dato l’occasione di parlare di Volontari@mente, nello specifico di Gordonet-Team che considero un progetto di valore perché rappresenta sotto tutti gli aspetti un esperimento riuscito di welfare di comunità dai molteplici e inaspettati risvolti positivi e che spero sempre possa essere preso come esempio da altri comuni.     

Come sei venuta a conoscenza di questo progetto?

Nel 2009 in occasione delle imminenti elezioni amministrative ho partecipato a un gruppo di discussione dove ho conosciuto Pietro Biavaschi, fondatore di Gordonet-Team. La sua passione è stata contagiosa. Così sono entrata a far parte del gruppo di volontari che affianca ogni mattina il lavoro di Stefano e Rudy.

Gordonet.Team raggruppa persone con disabilità e volontari che operano sul sito internet del comune di Gordona a partire dal luglio 2003. I volontari assicurano, secondo i turni stabiliti, la presenza e l’assistenza durante il periodo di attività che va dal lunedì al venerdì  dalle 9.00 alle 12.00.
Collaborano al progetto le famiglie dei ragazzi con disabilità, l’Amministrazione Comunale, l’assistente sociale dell’Ufficio di Piano della Comunità Montana Valchiavenna e, dall’aprile 2015, la Commissione Biblioteca con approvazione di un protocollo di intesa (tra il comune di Gordona, la Commissione Biblioteca e il gruppo Gordonet-Team) per la gestione della parte del Sito comunale riguardante “Conoscere Gordona”).

Oggi i volontari di Gordonet-Team e quelli della Biblioteca, in tutto una trentina, si sono riuniti in un unico soggetto denominato Volontari@mente.

Il posto di lavoro del Gordonet-Team

Come sei diventata  responsabile di questo gruppo/progetto?

Non si tratta di un’idea nata all’improvviso piuttosto è stato il risultato o il naturale proseguimento di un percorso lungo alcuni anni che ha visto una sempre maggior collaborazione tra il lavoro dei volontari della biblioteca di cui ero la responsabile e il lavoro del gruppo Gordonet-Team di cui facevo parte. E’ così che la rappresentanza è passata da Pietro a Giovanna.  

Quali obiettivi vi siete prefissati?

Primo e imprescindibile obiettivo garantire il proseguimento di tutte le attività in essere, vale a dire mantenere coperti i turni dei volontari e assicurare il supporto ai ragazzi nell’esecuzione del loro lavoro. E poi continuare a collaborare con tutti i membri di Volontari@mente incrementando sempre più l’interazione del lavoro della biblioteca con quello di Gordonet-Team.

La parte del sito di cui si occupa il Gordonet-Team

Come vi siete organizzati con i volontari?

Ogni singolo volontario occupa con la sua presenza una mattina ogni due settimane. Viene stilato e distribuito il calendario turni mensile, in caso di impedimento nel ricoprire il proprio turno si provvede alla momentanea sostituzione. I nuovi volontari vengono inseriti previo incontro con l’assistente sociale dell’Ufficio di Piano della Comunità Montana Val Chiavenna. Ogni anno interrompiamo l’attività per tutto il mese di agosto. A dicembre si riuniscono tutte le parti del progetto per il resoconto annuale (cerchiamo sempre di far combaciare l’appuntamento con il compleanno di Rudy!). In alcuni anni siamo riusciti a organizzare delle gite, intento che intendiamo continuare a perseguire.

Intervista ai soci dell’associazione Il Quadrifoglio

Dopo la visita alla casa del Quadrifoglio (vedi articolo) come preannunciato ecco alcune domande che abbiamo voluto fare ai soci dell’associazione.

Come e perché è nata la vostra associazione?
L’Associazione nasce nel marzo del 1999 dalla volontà di famiglie con all’interno del proprio nucleo familiare persone con disabilita varie.
La motivazione che ha portato a mettere assieme più nuclei familiari era ed è ancora oggi poter condividere le proprie esperienze singole in cui si affronta la disabilità del proprio congiunto.
Dall’anno 2007 l’Associazione è iscritta nel registro provinciale del Volontariato e all’anagrafe fiscale delle ONLUS.
Abbiamo effettuato una valutazione sul territorio della Valchiavenna in merito ad una offerta di accoglienza residenziale per persone Disabili ma di fatto i servizi esistenti non davano una risposta adeguata per un servizio temporaneo di accoglienza in caso di necessità. In caso di bisogno i disabili dovrebbero recarsi in strutture extra mandamentali con il conseguente sradicamento sociale e affettivo. Abbiamo cosi deciso di portare avanti con forza e determinazione il progetto di una casa alloggio per ragazzi Disabili in Chiavenna.

Video Quadrifoglio

Sappiamo che per il vostro progetto collaborate con la cooperativa Nisida e la Comunità Montana della Valchiavenna. Ci sono novità?
Il Progetto è stato costruito in collaborazione con la Cooperativa Nisida che è da anni operante nei servizi alla persona e che attualmente si occupa dei locali servizi per Disabili in valle (Centro Diurno Disabili e Centro Socio Educativo). Il Progetto ha poi potuto concretizzarsi con la Comunità Montana della Valchiavenna, che ha messo ha disposizione un’immobile da anni dismesso (Comodato d’uso per 40 anni), avallando la ristrutturazione e trasformazione in Casa Alloggio per Disabili. La casa del Quadrifoglio è ora una realtà. Al secondo piano una cucina e 2 camere per un totale di 4 posti letto sono già state utilizzate da 4 ragazzi per dei percorsi finalizzati al progetto “Dopo di Noi” in collaborazione con l’Ufficio di Piano e Regione Lombardia.

Come pensate che verrà utilizzata la casa nel prossimo futuro?
Il nostro fine resta quello di costruire insieme alle famiglie una risposta alla preoccupazione, sempre più viva e pressante, del non sapere chi e come si prenderà cura del proprio familiare quando i genitori o i parenti stretti non potranno più farlo, garantendo la possibilità di poter preparare e vivere il dopo di noi restando nel proprio contesto territoriale e sociale.

Quali sono le cose che mancano per rendere la struttura operativa al 100%?
Come già sopracitato una parte è già utilizzabile, ad oggi ( gennaio 2021) sono ancora da arredare le altre 5 camere,il soggiorno, 4 bagni e attrezzare il locale lavanderia. Inoltre i tendaggi mancanti e tapparelle esterne. Abbiamo in corso l’installazione dell’impianto di ventilazione forzata. Dobbiamo completare l’impianto con i pannelli fotovoltaici già installati sul tetto.

Se i genitori di un ragazzo disabile non autosufficiente venissero a mancare o non fosseropiù in grado di accudirlo a casa, sareste in grado di ospitarlo oppure ci si dovrebbe rivolgere a una rsd?
In questo momento non saremmo in grado di ospitarlo visto la situazione della struttura non terminata. La nostra volontà e quella di cercare di dare l’aiuto a tutti ma purtroppo poi ci dovremo confrontare con le varie direttive sanitarie che dettano le regole sugli inserimenti in strutture come la nostra.

Da quello che abbiamo visto non ci sono camere singole, se uno dei vostri ospiti necessitasse di avere una camera singola per la privacy, potrebbe averla?
Si una camera singola è presente sia al primo piano che al secondo. Una camera sarà destinata ad un operatore e l’altra potrebbe essere utilizzabile.

Presumibilmente quanto potrebbe costare un week end nella struttura?
Non possiamo adesso dare una cifra precisa sul costo ma sicuramente dipenderà dalle presenze nella struttura nel momento in cui ci sarà la richiesta di questo servizio. In una struttura funzionante a pieno regime sicuramente i costi saranno minori vista la presenza già in loco di assistenti e operatori attivi nel servizio.

La struttura potrà ospitare anche persone con disabilità molto gravi?
Purtroppo non sarà in grado di ospitare persone molto gravi che hanno bisogno di assistenza continua sanitaria, ci sono le direttive che regolano queste situazioni particolari. Detto questo faremo il possibile per poter ospitare in casi di urgenza o improvvisa impossibilità di permanere nella propria normale residenza o per consentire alla famiglia periodi di sollievo.

Direttamente da Mese, signore e signori: Debora Petruzio


ASCOLTA

Anche Debora ha voluto raccontarci gli ausili che usa e quali barriere le danno più fastidio:

Sono Debora, una donna di 41 anni. Devo convivere con la carrozzina fin da piccolina. A volte la carrozzina mi stressa, vorrei stare in piedi perché penso che sia una sensazione bellissima il cammino. Possiedo due carrozzine, una elettrica e una manuale. Preferisco quella elettrica perché mi posso spostare da sola anche se in questo periodo la sto usando molto poco.

Le barriere architettoniche da cui sono più infastidita sono: i marciapiedi, i gradini, la pavimentazione in porfido perché se c’è una mattonella fuori posto, io la sento e la carrozzina si ribalta o si blocca. Poi per esempio in alcuni negozi che hanno dei gradini molto alti non riesco ad entrare.

Vorrei anche vedere più ascensori accessibili. Per farvi un esempio, in Comune a Mese l’hanno appena messo quest’anno, però non ci sono ancora salita.

In certi bar dove ci sono gradini, hanno una pedana che si mette e toglie. A me però da fastidio chiedere sempre, preferirei essere autonoma.

rampa all’entrata di casa

In treno poi non ci sono mai salita, anzi ci sono salita una volta e non mi hanno fatto scendere cosi, in braccio al papà siamo scesi alla fermata successiva. Ero in Svizzera che di solito “ i en tucc precis” (sono tutti precisi). Poi: scusa scusa, si giustificavano, cosa scusa! Mi avete fatto piangere poi vi giustificate?

Il fatto di non poter viaggiare in treno a causa delle barriere mi fa arrabbiare tantissimo. Io ho la carta blu per viaggiare in treno ma non la posso mai utilizzare, ultimamente però, a Chiavenna è arrivato un treno predisposto per la salita con carrozzina, cosi è mia intenzione provarlo il prima possibile.

Poi ci sono i parcheggi, a volte quelli riservati sono occupati da altre macchine che non hanno il tagliando esposto che gli da il diritto di utilizzare i posti riservati alle persone disabili. Dunque si gira in tondo, soprattutto alla Stazione di Chiavenna finché non si trova posto.

mouse trackball

Nella mia vita utilizzo anche altri ausili: Il sedile elettrico in auto che si gira, un seggiolino a ruote per il bagno in casa, e un Mouse Trackball per il computer. Ho in progetto di dotarmi di una barella doccia per facilitare i miei spostamenti e diminuire la fatica di chi mi aiuta.

Fate un ottimo lavoro con questo blog complimenti!

Buona giornata,

Debora

Il racconto di una Mamma

Abbiamo voluto coinvolgere nel progetto interviste “ausili e barriere architettoniche” la mamma di un bambino di cinque anni. Vi lasciamo all’intervista:


ASCOLTA

Sono Pamela la mamma di Rayan un bimbo di 5 anni con paralisi celebrale infantile molto grave.
Avendo compromesso tutto il corpo, gli ausili necessari sono molteplici e lo saranno per tutta la vita. Già dai primi mesi gli ausili salvavita diventati “amici” di mio figlio sono stati diversi:
il bombolone d’ossigeno, il bronco aspiratore, il saturimetro, la macchina per la tosse e la pompa per infusione dei pasti. Una volta dimesso dalla terapia intensiva, avvenuta ai 5 mesi di Rayan, le uscite sono state poche​ e molto complicate. Lui stava sempre male ed avere tutti quegli aggeggi da destreggiare per me ancora in esperta portava a veri e propri attacchi di panico che aumentavano con le varie occhiate che ricevevamo dalle persone che se ne stavano in disparte con occhi curiosi misto a pietà .

Non è stata cosa da poco spostarsi con quello che solitamente è un semplice passeggino perché ci ritrovammo con un ausilio pesante ed ingombrante​ che di carino aveva solo il nome​: Abbraccio. Fino ai due anni le “gite” principali erano quelle per visite o ricoveri d urgenza.
Poi piano piano con la crescita e con gli interventi fatti la situazione è lentamente andata migliorando.
Abbiamo dovuto cambiare auto scegliendo un furgone per caricare tutte le cose necessarie alla vita di Rayan. Ora abbiamo un passeggino posturale che si chiama KIMBA, 2 sedute da interno Panda (con piano davanti per giocare e colorare) una a casa e una alla scuola materna, un deambulatore “Grillo” che visti gli spazi limitati di casa abbiamo destinato allo scorazzamento con i compagni.

il “Grillo”

Al suo secondo compleanno il regalo di parenti e amici è stata una comodissima seggiolina per poter lavare in sicurezza Rayan nella vasca da bagno senza lasciarci la schiena. Da circa 2 anni ha un pulsante per azionare dei giochi e stiamo aspettando da ben 6 mesi (cosa molto assurda) un tasto molto importante nell’evoluzione comunicativa utile con i compagni a scuola. Il ritardo sembra dovuto alla mancanza di consegna da parte della ditta che si è aggiudicata l’appalto. Non sto a raccontarvi i dettagli delle assurdità dietro ad ogni richiesta​ che le famiglie come le nostre devono fare, nessuno semplifica nulla pur essendo chiaro che le difficoltà che già viviamo ci​ sono in abbondanza.

Il seggiolino auto è un altro cruccio che presto diventerà un vero è proprio problema perché Rayan non avendo controllo del tronco necessita di seggiolino con doppia cintura che già ora è quasi impossibile trovare in commercio. Vivendo al secondo piano presto si presenterà un altra importante necessità: l’ascensore.
Finora abbiamo portato Rayan su e giù in braccio più e più volte al​ giorno, i dolori che aumentano alla schiena ci ricordano che lui sta crescendo e noi abbiamo bisogno di abbattere le barriere fuori e dentro casa.

In questi primi 5 anni del discorso ausili le cose che più mi hanno colpito sono: la procedura assurda per averli, il costo che c’è dietro ad ogni pezzo e la scarsa attenzione ai materiali che rendono ancor più difficoltose le cose (materiali poco traspiranti, ingombri e pesi eccessivi).

Intervista a Stefano

Oggi pubblichiamo un auto-intervista di Stefano sempre sul tema ” Raccontaci di ausili e barriere…”


ASCOLTA

Con Stefano da quasi 2 anni gestiamo il blog Senzabarriere-Valchiavenna e la pagina facebook collegata per condividere con voi progetti , idee, riflessioni. Il nostro progetto è nato anche con Sara ( momentaneamente in pausa), quindi possiamo affermare che…… noi tre siamo una bella coppia!

buona lettura.

Salve sono Stefano e anche a me è stato chiesto di parlare degli ausili che uso e delle barriere che incontro.

Inizio con il dire che la mia malattia (evolutiva) ha avuto un boom verso i 22 anni, prima camminavo, cadevo spesso, le mani diventavano sempre più anarchiche, parlavo e tutti mi capivano . Ho frequentato una scuola regionale di Operatore d’Ufficio a Gravedona, quindi su e giù da treni e pullman per quattro anni. Se così si può dire fino a 22 anni me la sono “goduta” senza ausili…

Poi la prima carrozzina manuale, a questa ne  sono susseguite 4, l’ultima con la bascula ancora la uso. Visto che per ovvi motivi non ho potuto prendere la patente, ho preso in considerazione la carrozzina elettrica così almeno in paese posso muovermi, ne ho cambiate anche di queste 4, l’ultima è arrivata circa un mese fa.

Altro ausilio è una specie di mouse che viene chiamato “joystick plus” e questo lo uso quando sto al computer. C’è stato un periodo in cui le mani non funzionavano per niente quindi mi è stato prescritto un puntatore oculare, così da poter comandare il pc con gli occhi, ma poi le mani hanno ripreso e ora utilizzo prevalentemente il  “joystick plus”.

Da circa un anno, visto la mia grave difficoltà di linguaggio, ho cominciato ad usare un comunicatore vocale.

Ausilio che non fa rompere la schiena ai miei genitori o, chi per loro mi deve aiutare, è il sollevatore a soffitto che ho in camera. Questo permette ai mie il mio spostamento da carrozzina a letto e viceversa senza fatica.

Altri ausili che uso per intanto non me ne vengono in mente.

Per le barriere al primo posto ci metto le persone, alcune di esse sono proprio ottuse, chi a un modo o in un altro. Per fortuna c’è anche gente sensibile al problema disabilità, chi parla, ride e scherza, chi non parcheggia sul marciapiede o peggio nel posto riservato ai disabili.

Come Kino anche io ringrazio e spero di essere stato chiaro. A presto Stefano

Un ricordo di Nedo Fiano

Ho appreso dal tg di sabato sera che è morto Nedo Fiano, uno dei testimoni dell’olocausto, era sopravvissuto al campo di sterminio di Auschwitz.


Scriviamo questo pezzo perché uno di noi ha conosciuto questa persona nell’ottobre del 2008 durante un progetto sulla diversità voluto e realizzato da una professoressa di una scuola di Chiavenna.

( vedi anche articolo, con breve filmato)

È morto a 95 anni Nedo Fiano, sopravvissuto ad Auschwitz – Il Post

Crediamo che questa pandemia ci debba far riflettere e pensare.

Qui sotto  la lettera che Stefano ha scritto al dott. Fiano con relativa risposta:

30.10.2008

Gentile Dottor Fiano

sono Stefano, si ricorda di me? Sono il ragazzo (mi definisco ancora tale, anche se ormai ho 33 anni compiuti) che ha conosciuto alla scuola Bertacchi di Chiavenna mercoledì 29 ottobre.

L’incontro che abbiamo avuto, e che purtroppo, credo troppe poche persone abbiano occasione di fare, è stato per me molto intenso.

Dopo averla conosciuta, ascoltata e salutata, ho percorso un breve tragitto in auto per tornare a casa e non so come ho fatto a trattenere le lacrime durante il viaggio. Finalmente a tavola! La poca fame che ho di solito (non sono un gran mangione) se ne va appena comincio a raccontare alla mia famiglia (e intanto a piangere) quello che lei ci ha detto sulla sua esperienza; assieme al mio racconto ho però inserito anche pensieri miei, che, se non le dispiace, vorrei provare a scrivere anche qui, in questa lettera. Pensando a quello che ha detto lei, ho anche riflettuto sul fatto che lei ed io pur vivendo vite ed esperienze diverse, un pochino ci assomigliamo caratterialmente, per quel “coraggio di vivere”, quella voglia di non arrendersi mai anche se la vita non sorride. Certo, la sua esperienza non è nemmeno da paragonare alla mia, io di fronte a lei mi sento una formichina e se già mi ritenevo fortunato, dopo averla ascoltata mi ritengo un re. Infine, questa mattina mentre mi vestivo, e sa, con le mie difficoltà impiego una buona mezz’ora per vestirmi, ho ripensato ad una risposta che ha dato a un ragazzino: “nel campo se dopo cinque minuti dalla sveglia non eri in fila sull’attenti ti bastonavano”, e mi sono ritrovato con le lacrime agli occhi.

Vorrei darle il nome del mio sito http://www.ste75b.com; la parte più interessante, secondo me, è “La mia vita” e “Fatti di vita”, ma forse è meglio guardarlo tutto.

Vorrei chiederle anche se mi consente di pubblicare questa E-mail, corredata da una breve introduzione e completata da una fotografia. La inserirei alla voce “Fatti di vita” sul mio sito.

Concludo ringraziandola per aver dato l’opportunità a tutti noi di ascoltare la sua testimonianza; forse in qualcuno ha lasciato poco, ma in tanti altri ha lasciato un segno indelebile, ne sono sicuro.

Le invio il mio migliore saluto e confido in una sua risposta.

Stefano Bini

Pubblico di seguito la risposta del Dottor Fiano

Caro Stefano,

mi dispiace di averti fatto aspettare prima di rispondere alla tua mail del 7 cte, alla lettera del 20 cte con le fotografie che mi hanno aiutato ad inquadrarti nel mio ricordo.

Ho visto molto da vicino la tua commozione durante la mia conferenza ed avrei voluto rispondere venendo a parlare personalmente a te.

Ma come si può interrompere una conferenza, senza produrre un generale scompiglio fra i presenti? Questo va evitato, come ho fatto.

Il coraggio che hai tuttora, malgrado i guai della vita, è veramente ammirevole e assai superiore alla mia esperienza ad Auschwitz-Birkenau. Infatti la mia sventurà durò 18 mesi, la tua sofferenza dura da 396 mesi ed è, quindi, 36 volte più lunga della mia!

Per quanto riguarda la pubblicazione della tua lettera su “Fatti di vita”, non ci sono problemi da parte mia. Anzi sarà bene che i ragazzi della tua scuola vicino.

Per parte mia, appena avrò un ritaglio di tempo, entrerò nel tuo sito www.ste75b.com.

Tu non sei affatto una formichina rispetto a me: anzi sei un uomo che pensa e vive in profondità. Bravo.

Pertanto, credimi.

Tieni duro, sii saldo.

La speranza non è cieco ottimismo, ma coraggio di combattere.

Ti abbraccio con affetto.

Ciao!

Dt. Nedo Fiano

Gli Ausili ai “Prati”

“Un ausilio che utilizziamo è quello della pazienza nei confronti di una società che impiega tanto tempo per capire cosa vuol dire una barriera architettonica e soprattutto una barriera culturale, comportamentale, emotiva e psicologica.”


ASCOLTA

Ecco un’altra risposta alla nostra richiesta di parlare e raccontare di ausili. Ci ha risposto Emilio da “I Prati” che sono una struttura di proprietà della Fondazione Sansi Martino Onlus messa a disposizione alla Cooperativa Grandangolo per realizzare i servizi CDD e SFA dedicati a persone con disabilità.

“Fin dalla progettazione è stato considerato il tema delle barriere architettoniche; trattandosi di una struttura che si sviluppa tutto al pian terreno ne abbiamo quindi poche: nessun gradino, grandi aperture, porte rototraslanti (cioè che si aprono sia da una parte che dall’altra) e spazi abbastanza grandi.

Gli ausili che usiamo pertanto non sono molti; oltre alla classica carrozzina manuale ecco i principali ausili di cui disponiamo:

– deambulatore:

– scooter elettrico a quattro ruote:

utile anche per …raccogliere mirtilli !!!

E anche per fare dei giretti di alcuni chilometri.

Abbiamo poi tre furgoni di cui uno con l’elevatore per le carrozzine

– una persona viene poi con la sua carrozzina comandata attraverso i sensori.

Abbiamo poi degli ausili per meglio utilizzare i computer: schermo tattile, tastiera con tasti giganti, trackball (una specie di mouse all’incontrario), per una persona utilizziamo il lettore dello schermo (legge tutto quanto c’è nello schermo del computer), per un’altra un programma che scansiona lettere e parole per poter utilizzare il computer premendo un solo tasto. Usiamo poi l’ “ausilio” della biblioteca riuscendo ad accedere anche dai Prati e da casa alla libreria digitale.

Dobbiamo dire che qualche ausilio lo abbiamo costruito anche noi: le carte da gioco, il domino, il memory tutti tattili mentre altri giochi tattili li abbiamo acquistati: la dama e gli scacchi, il tris.

Abbiamo poi imparato a costruire uno degli ausili più antichi e connessi alla nostra tradizione ovvero la “giàneta”:

Grazie alla collaborazione con una ditta di Morbegno abbiamo poi adattato dei sensori ad una carrozzina affinché persone ipovedenti o non vedenti si possano orientare più facilmente nello spazio.

Qui trovate il video dimostrativo: https://vimeo.com/user81948810

Siamo convinti che se si capisse veramente quanti disagi possono causare, tante barriere potrebbero sparire velocemente”.

Intervista a Kino (Luca Maraffio)

Visto il periodo (questo covid non da tregua e non ci fa uscire di casa) e i nostri progetti sono temporaneamente sospesi abbiamo pensato di aggiungere al nostro blog una nuova categoria di interviste  sul tema disabilità e ausili.

Ci è venuto in mente di chiedere ad alcune persone che conosciamo, attraverso E-mail se hanno voglia di parlarci degli ausili che usano e delle barriere architettoniche che incontrano nel quotidiano.

Il primo ad averci risposto è stato Luca Maraffio,  per tutti Kino, atleta paraolimpico nonché musicista (ha fatto 2 cd dal  titolo “Artista di croto” e “…Evolutioni” per chi fosse interessato può trovarli alla sede del Quadrifoglio in quel di Mese).

Di seguito pubblichiamo la sua risposta che ci ha inviato.

” Ciao ragazzi gli ausili che uso… in 27 Anni da paraplegico ho utilizzato 5 carrozzine manuali. In realtà 4 le uso ancora, una è andata distrutta in un incidente col quad (moto a 4 ruote) le altre resistono ancora. Poi ci sono stati più o meno una decina di monosci di cui 9 distrutti nei vari voli che ho fatto nelle competizioni e allenamenti e quant’altro. Ho avuto in dotazione una genny che ho utilizzato per circa 2 anni ( abbastanza funzionale ma molto ingombrante e difficile da trasportare ) tra l’altro L’I.N.A.I.L. mi ha proibito di utilizzarla perché reputata pericolosa.           

esempio di modello genny

                                                                                                                                                     

Da due anni e mezzo  sto utilizzando un Triride che trovo sia molto utile e molto facile da trasportare di fatto per un paraplegico è come avere un motorino che riesce a portarti un po’ ovunque, ho provato anche altri modelli ma nessuno ti da l’affidabilità e le prestazioni che ha il triride e comunque chi lo ha costruito, essendo anche lui in carrozzina e avendo la ditta in Italia può dare assistenza più facilmente  e continua ad innovarlo, apportando  modifiche per renderlo ancora più performante.    

Esempio di Triride

Un altro ausilio che utilizzo quasi quotidianamente e maddiline cycle handbike costruita da una piccola ditta nei dintorni di Verona  nello specifico quella che utilizzo io ha un impostazione tipo handbike  quindi adatta ai nostri percorsi di montagna. Ovviamente nei periodi invernali non la utilizzo ma mi ha dato la continuita’ di movimento di cui avevo bisogno. Da quando la uso sono riuscito a perdere piu di 20 kg, ammetto che questo è perché mi ci sono applicato mantenendo una continuità E  percorrendo all’incirca 2300 km in una stagione. 

Maddiline handbike

  Altri ausili li uso in casa: un ascensore per raggiungere il mio piano di residenza e in cucina ho due comodissimi armadi saliscendi.
Barriere architettoniche per un paraplegico, a parte qualche locale pubblico non proprio adeguato e un paio di punti sulla ciclabile altro non saprei dirvi.

Vi ringrazio per avermi dato modo di parlare di questi argomenti spero di essere stato abbastanza chiaro in quello che ho scritto , un abbraccio Kino.  “

Qui un video che trovate su youtube di qualche anno fa di Kino:

Ciao a tutti alla prossima intervista.

Andiamo in bicicletta

In queste ultime settimane vi abbiamo scritto su facebook di due nuovi progetti, adesso vorremmo approfondirli in questo articolo.

Il primo è legato all’associazione “IL MONDO CHE VORREI” di cui fa parte la nostra amica Pamela. Con lei abbiamo spesso condiviso l’idea di avere sul nostro territorio di Chiavenna una joelette.

In particolare hanno pensato di acquistarne una anche per bambini/ ragazzi visto che quelle per adulti sono disponibili su richiesta all’associazione Dappertutto in Valtellina. Oltre ai fondi che saranno disponibili dall’iniziativa con Iperal, si potranno fare donazioni direttamente all’associazione.

ecco le informazioni necessarie:

progetto di acquisto di JOELETTE per rendere accessibile la montagna anche a bambini e ragazzi che non deambulano tramite l’iniziativa di IPERAL: LA SPESA CHE FA BENE ❤ (valida fino al 17 NOVEMBRE in TUTTI i punti iperal anche fuori territorio).

donazione all’associazione IL MONDO CHE VORREI con causale “JOELETTE” banca Popolare di Sondrio IBAN IT73 J056 9652 3690 0003 0260X28

Il secondo progetto che vogliamo segnalarvi è realizzato dalla Coop. San Michele di Tirano.
Loro invece hanno brevettato un vero e proprio prototipo di bicicletta elettrica con un sedile incorporato.
Questo progetto è stato ideato da un gruppo composto da educatori, fisioterapisti e artigiani telaisti.

Il progetto é stato finanziato in parte da ProValtellina ma per sostenere il percorso hanno anche bisogno di donazioni.

bonifico bancario a Banca Popolare di Sondrio IBAN: IT36 P056 9652 2900 0003 2794 X77 Causale: Progetto anDIAMO, una bicicletta speciale Intestatario:San Michele Società cooperativa sociale.