Accogliamo le emozioni in un ambiente multisensoriale

Oggi intervistiamo Silvia Dolzadelli che ci racconta che cos’è il metodo Snoezelen e del suo lavoro.

Ma prima dell’intervista Silvia ci ha fatto una sorpresa ed ha allestito la mia camera con tutta una serie di oggetti e strumenti che usa per la stimolazione multisensoriale e cosi abbiamo potuto fare una breve esperienza guidata su cosa è quest’attività terapeutica rivolta in particolare a persone con alzheimer, autismo e altre disabilità.

(nelle foto sotto Silvia ci ha portato alcuni oggetti per la stimolazione dei vari sensi come una schiuma speciale e un set essenze profumate molto interessanti )

Ciao Silvia, ti abbiamo invitato per farci raccontare che cos’è il “mondo Snoezelen” e il tuo lavoro.

Snoezelen deriva da due parole olandesi: una che significa esplorare (snuffeln) e una che significa rilassarsi (doezelen) ed è un’attività che si svolge in un ambiente organizzato, sicuro e fornito di stimoli multisensoriali controllabili e modulabili.

La finalità è quella di creare uno stato di benessere.

Lo Snoezelen è un’attività profondamente olistica dove è importante creare un ascolto e connessione tra esseri umani; non si richiedono grandi prestazioni ed è rivolto a persone fragili (può essere rivolto a chi soffre di dolore cronico e con disabilità cognitiva).

Questa attività può fornire stimoli che possono migliorare il rilassamento o favorire l’attivazione; per esempio persone con ansia, tensione o depressione possono arrivare ad aprirsi per parlare delle proprie emozioni.

L’ambiente Snoezelen amplifica l’ascolto e il focus è sull’individuo e sulle sue reazioni.

Osservare e ascoltare attentamente i segnali non verbali, aiuta a comprendere i bisogni e le preferenze di ciascuno. L’attenzione non è rivolta alle abilità o ai risultati ma verso la persona e al suo valore intrinseco.

Ci si deve sentire liberi di essere autentici. La stanza Snoezelen è un microcosmo di inclusione sociale ,ciascuno può vivere esperienze sensoriali che rispondono ai propri bisogni.

Deve esserci sempre un operatore che senza forzature fa da supporto per migliorare autostima e fiducia e che possa costruire relazioni basate sul rispetto e accettazione.

La gentilezza è il linguaggio che il sordo può sentire e il cieco può vedere

Prima dell’intervista ci hai parlato anche di un approccio alla terapia, un modo di lavorare e porsi verso l’altro: il Gentle Teaching che cos’è?

Il Gentle Teaching offre uno spazio sicuro per esporre il proprio sé attraverso la relazione con gli altri; parlare, ascoltare e condividere; nessuno deve sentirsi giudicato o escluso, questo approccio è fondamentale per costruire una società equa e giusta dove ognuno ha il diritto di partecipare e contribuire senza sentirsi fuori posto. L’accettazione, la condivisione e l’inclusione sociale abbattono le barriere dell’isolamento.

Educare con il cuore, insegnare con la mente, trasformare con la gentilezza.

Grazie Silvia

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